Orange Tea

Gironzolando per il web mi sono imbattuto in un uso per il tè che francamente non avevo mai pensato: cocktail!

Ho trovato questa ricetta dall’aspetto sia interessante sia semplice, provatela e ditemi se vi è piaciuta!

Orange Tea

1 parte di Rum liscio

1 parte di Cointreau

5 parti di tè nero

1 cucchiaino di zucchero per bicchiere.

Preparate il tè più forte del solito, con più tè e una infusione superiore alla norma. Infondetelo in un bicchiere con nel fondo uno spicchio d’arancia. Poi servitelo con ghiaccio abbondante e uno spicchio di arancia nel bordo del bicchiere, et-voilà!

Sembra assolutamente delizioso!

 

E voi? Avete qualche deliziosa ricetta teinomane? Ditemela pure nei commenti, vediamo cosa mi fate provare di buono.

Posti di tè a Napoli

Uno dei problemi  tipici del teinomane viaggiatore è che quando finalmente hai un paio di posti di fiducia in una città… E’ ora di andare via. Così lasciando Roma e venendo per alcuni mesi qui a Napoli mi sono trovato a osservare con preoccupazione le mie scorte diminuire pian piano.

Il fastidio maggiore che mi capita quando chiedo di “negozi di tè” è l’avere indicazioni su “erboristerie”, in cui magari entri e hanno tra il karkadè e la radice depurativa il barattolone con scritto “tè verde – fa bene alla salute”. Immaginerete quindi il piacere nel passeggiare per la Spaccanapoli e scoprire “… Qualcosa di tè”.

Il locale prometteva bene con tutti quei bei barattoloni sigillati pieni di foglie profumate. I tè che sfoggiava mi sono sembrati mediamente con un prezzo più alto di quelli già visti a Roma, ma la cosa era compensata dal fatto che erano mediamente di categorie più pregiate di tè. Il peso minimo è 100 grammi,  tranne per i più costosi, per i quali si può acquistare 50 grammi.

Ho assaggiato tre tè, e di tutti e tre ho avuto una ottima impressione!
Il primo è un Jasmine Tea, su cui sono sempre molto critico perché è stato uno dei miei primi amori. E’ un Bancha Fiorito, un verde giapponese scented. Ha un’odore molto intenso e dolce, che si riflette nel sapore. Così dolce che mi ricorda quasi una nota da “chewing gum”, senza metterci zucchero. Lo raccomando a chi inizia a bere i primi tè senza zucchero (anche se non è il mio stile di bevuta).

Molto buono l’oolong! Si chiama Jade Wulong ed è ossidato al 30% e ricorda vagamente il Tie Guan Yin. Ha un sapore molto leggero, e infatti la confezione consiglia dosaggi decisi (4g x 250 ml di acqua e 3 minuti di infusione).

Dono napoletano

Ma veniamo alla chicca! Uno dei suoi tè più curiosi che ho visto durante la visita in negozio è un tè giallo cinese. Si chiama Meng Ding Huan Ya, e regge benissimo gli 80°. Ha un gusto delicato, ci ho trovato qualche nota che mi ricordava l’oolong, senza averne ovviamente il sapore. L’infuso ha un colore quasi paglierino, l’odore è molto buono e molto leggero. I tè gialli sono sempre diversi nella mia esperienza gli uni dagli altri e questo non fa eccezione.
Le foglie sono intere e molto eleganti una volta aperte, come potete vedere in foto (pardon per la scarsa qualità).

Foglie aperte dopo la prima infusioneInsomma una visita di cui non mi sono pentito, e certamente il mio punto di riferimento per Napoli. E voi? Avete esperienze su posti da consigliare in zona?

Teiere Fumanti 2

Grazie a giepi che ha dato l’incipit per questo argomento ecco che mi ritrovo qui nonostante le mie lunghe assenze… L’ultima cosa che ha scritto (riguardo la teiera) credo non sia a caso, dato che per il compleanno me ne hanno regalata proprio una in ghisa.

Devo ammettere che sono più che soddisfatto e quando voglio farmi un tè con tutta calma metto la teiera sul fornello, con l’acqua del rubinetto, a scaldare finché non raggiunge la temperatura giusta. Forse sembra un po’ brutta come cosa e inizialmente anch’io avevo timore per paura di “macchiare” la teiera lasciandola direttamente sulla fiamma pero’ sono passati ormai molti mesi e sembra uguale a quando l’ho scartata. Infine appena l’acqua del tè è pronta aggiungo le foglioline nella teiera svuotata per poi versarci la sua acqua godendomi a tempo debito il frutto di tutto questo parapiglia. Quando invece ho poco tempo, o sono stanco (o entrambe le cose), scaldo la teiera più semplicemente con l’acqua del rubinetto, che la porta a poco meno di 50°, per poi procedere come già spiegato da giepi…

Non so se effettivamente cambi qualcosa aggiungere le foglie sull’acqua o viceversa ma quando faccio il contrario mi sento più soddisfatto, come se il tè si infonda meglio e venga un risultato più omogeneo, ricordandomi quando nel gaiwan usi il coperchio per spingere nell’acqua le foglioline che galleggiano.

Ora come ora non vedo l’ora di provare a farmi un tè sulla brace del camino di casa… chissà che stavolta la rovino davvero la teiera.

Detto questo aspetto solo di leggere cosa ne pensa morgan e qual è il suo procedimento preferito!

Teiere Fumanti

Uno dei piccoli trucchetti che ho imparato iniziando a sorseggiare il nettare  sprigionato dalla Camelia Sinensis con un po’ più di cura è stato l’importanza di preriscaldare la teiera.
Le sperimentazioni e gli esercizi pigri di misurazioni della temperatura che svolgo mentre aspetto che il tè sia pronto ogni tanto col mio fido termometro alimentare mi hanno portato a stimare che con la mia teierina da 330ml l’escursione termica tra pentolino e teiera può oscillare tra i 10 e i 20 gradi.
Certo, nulla che non si possa rimediare riscaldando più del dovuto l’acqua per controbilanciare… Ma come metterla quando vi sono tè che richiedono alte temperature (>80°)? Seppure dovrei giocare a fare un po’ di ulteriori confronti, io ritengo inoltre che un tè che richieda 70° di acqua, soffra in modo deleterio versandoci sopra acqua a 85°-90°, seppure per pochi secondi.
Quando stavo a Roma, la tecnica che implementavamo tra Teinomani era quella di riempire la teiera di acqua calda di rubinetto mentre avviavamo il bollitore. L’acqua, che sarà stata di una sessantina di gradi, restava dentro quasi fino all’ultimo momento per non permettere alla teiera di raffreddarsi.
Qui a Napoli invece sono stato incuriosito da un metodo più efficente (a mio avviso) praticato da un coinquilino, detto “delellis”, che invece versava l’acqua del pentolino deputato (non abbiamo bollitore, ma il gas è iperveloce) poco prima che raggiungesse la temperatura richiesta nella teiera, scaldandola, riversandola poi nel pentolino per far raggiungere nuovamente la temperatura. Ovviamente vi è un po’ dispersione termica ma, essendo che l’acqua versata è a una temperatura parecchio superiore di rubinetto ed essendo che l’infusione viene effettata poche decine di secondi dopo, il metodo si dimostra parecchio efficente e pratico.
E voi avete fatto esperimenti con le temperature dell’acqua? Avete dei consigli? Che metodi alternativi usano gli altri teinomani?
Ovviamente se avete la fortuna di avere una teiera di ghisa, tutto cambia!

Castleton Moonlight, first flush 2012

Quello che condivido oggi è un piacere da novizio. Oggi a casa è arrivato dall’India un piccolo ordine di tè Darjeeling first flush 2012. All’inizio di questo mese ero incappato nel sito di Thunderbolt Tea, un esportatore di tè con sede proprio a Darjeeling, che aveva già cominciato a vendere il primo raccolto. Incuriosito, e rassicurato dai pareri positivi in /r/tea ho deciso di dare l’addio a un po’ del mio denaro, spedirlo nel subcontinente indiano e attendere fiducioso un pacchetto che avrebbe contenuto 200 grammi divisi nei tre tè seguenti:

  • Turzum SFTGFOP1 Clonal Delight
  • Castleton Moonlight
  • Arya Pearl

I primi due sono classici tè neri Darjeeling mentre l’Arya Pearl è un tè bianco.

Il primo che ho voluto assaggiare è stato il Castleton. Conoscevo già questo nome. il tè prodotto nel giardino Castleton è famoso per un gusto particolare che sarebbe dominato da note moscate. Curioso di capire cosa fosse questo sapore moscato ho aperto la busta sigillata.

 

La zaffata di profumo che ne è venuta fuori mi ha quasi dato la pelle d’oca. Le foglie secche di questo tè hanno un profumo fortissimo, che mi ricordava il profumo di quelle d’ulivo, misto a note di fieno e basilico, il tutto corredato da altre fragranze che il mio naso non è riuscito ad analizzare ma solo registrare come “BUONISSIMO”. Adesso invidio tutti i proprietari di bitteghe di tè che hanno il lusso di aprire tutte le confezioni di tè appena arrivati dalle varie parti del mondo!

Dicevo che si tratta di un piacere da novizio perché non avevo mai assaggiato un tè così vicino al momento della raccolta. Ci ero andato vicino, un paio d’anni fa, quando il buon Giepi portò del first flush 2010 dal suo viaggio autunnale nel darjeeling, o quando quella stessa ebbi la fortuna di  trovare un favoloso raccolto di Longjing di quell’anno in un negozio cinese. Quello che ne traggo è che il tè deperisce MOLTO facilmente, e che un tè che sembra piatto e poco appassionante può stupire con fragranze travolgenti se gustato a ridosso del raccolto. È decisamente un buon investimento cercare di ottenere il tè raccolto il più recentemente possibile.

Torniamo al nostro profumatissimo Castleton che è protagonista della prima vera e propria degustazione documentata su questo sito (ma dico io… una anno per cominciare a parlare di tè… :P).

Metodo d’infusione: l’ho preparato con il metodo che (mi sembra) estrae meglio gli aromi del tè, ossia in un gaiwan. L’ho infuso per 2 minuti a 85-90°C senza palline o infusori, e l’ho filtrato al termine dei due minuti. Il mio gaiwan è da 150ml. Ho abbondato un po’ e ho usato 2 grammi di foglie.

Ecco qualche foto. Purtroppo la qualità della fotocamera e l’illuminazione della stanza hanno sfalsato un po’ i colori.

Le foglie secche. Notate che il Darjeeling è classificato come un tè nero. Vedete invece come sono verdi le foglie?

…e la fine dell’infusione

 

e l’infuso, o “liquore”

Il colore dell’infuso non era niente di speciale. Quello che fa la differenza è il profumo. Tutta la cucina era inondata di questa fragranza delicata. Il sapore dell’infuso era distintamente dolce. Un non meglio definibile aroma di fiori e un tocco di tostato mi hanno accompagnato per tutta la tazza. Il finale persiste a lungo dopo aver finito la tazza. Queste foglie sono preziose e potenti, e hanno retto benissimo una seconda e una terza infusione, entrambe inaspettatamente aromatiche.

Proverò al più presto gli altri due tè. Prima però devo smaltire la sbornia di caffeina che mi ha provocato questo. spero che gli altri teinomani si vogliano unire e aggiungere le loro impressioni.

 

L’acqua per il tè

Una cosa che si può scoprire bevendo tè è non tutte le acque sono uguali. Qualcuno potrà pensare che è esagerato stare lì a discriminare l’acqua, che è una cosa da snob che si atteggiano a sommelier. INVECE NO. VE LO ASSICURO.

Una prima cosa che ho notato è la differenza tra l’acqua dei rubinetti di Roma e l’acqua del mio paesello natale, che si trova nelle valli d’abruzzo.

Bollendo la mia acqua abruzzese, si formavano delle piccole macchie di calcare sul fondo del pentolino, e questo si notava solo dopo diverse volte che usavo lo stesso pentolino senza lavarlo bene.

L’acqua della capitale invece comincia a incrostare la pentola anche dopo la prima bollitura. Non solo, il calcare forma delle placche sulla superficie dell’acqua e la fanno sembrare sporca. Queste placche si tingono con il tè e rimangono ben visibili sulla parete della tazza quando è vuota. Non vi dico poi per pulire il bollitore che dopo qualche utilizzo aveva il fondo che sembrava foderato di intonaco.

Ciò è dovuto al fatto che l’acqua di Roma contiene molti sali minerali, e pertanto è, per usare un termine tecnico, dura.

Aldilà di tutti i presunti effetti dell’acqua dura, ci interessa il fatto che, usandola per infondere il tè, produce un risultato peggiore sia a livello estetico, sia a livello di sapore. Potete controllare con facilità la durezza media dell’acqua del vostro comune a questo indirizzo.

“Ok”, direte, “in un bicchiere d’acqua del rubinetto di casa mia c’è più calcio che nelle osse di mia nonna, che, poverina, ha l’osteoporosi. Qual è l’alternativa?” Ok, prima di tutto assicuratevi che vostra nonna assuma regolarmente degli integratori di calcio; per rispondere alla domanda: l’alternativa più ovvia è l’acqua in bottiglia. Anche le acque in bottiglia non sono tutte uguali, però. Alla luce di quello che sappiamo, cercheremo un’acqua minerale con il meno possibile di sali minerali. Possiamo riuscirci leggendo le etichette delle acque al supermercato e scegliere quella che ha il residuo fisso più basso. Vi assicuro che anche io mi sento scemo a spulciare le bottiglie di acqua al supermercato, ma ne vale la pena. Per quanto mi riguarda le più “leggere” che ho trovato sono, in ordine, la Sant’Anna (fonte Rebruant), la Levissima e la Santa Croce. Rispettivamente hanno 22,3, 80,5 e 173,3 milligrammi per litro di residuo fisso.

Yeah baby

Non vi dico di fidarvi ciecamente di me, perciò vi invito a testare in prima persona: provate a fare due tè identici cambiando solo l’acqua. Fate una tazza con l’acqua del rubinetto e un’altra con la vostra acqua minerale con un basso residuo fisso. Sentite la differenza?

Nella mia esperienza, i tè che più di tutti beneficiano di un basso residuo fisso sono i Pu-erh, i bianchi e i verdi più delicati.

Per concludere, due piccole note:

  • Le brocche tipo Brita non vanno bene per ottenere acqua per il tè. L’anno scorso andi ne aveva comprata una, colmo di speranza di risparmiare i soldi e la fatica di comprare sempre acqua minerale. dopo qualche tazza però ci siamo accorti che l’acqua della brocca era persino peggiore di quella del rubinetto: veniva fuori del tè salato! Da quello che ho capito, queste brocche “purificano” l’acqua aggiungendo dei sali particolari, che vanno a intaccare il sapore dell’acqua, specie se poi la si riscalda. Un altro tipo di filtri per l’acqua di rubinetto, che in teoria sarebbe più efficace, sono quelli a osmosi inversa. Io non ho avuto modo di provarli, anche perché sono piuttosto costosi.
  • Giusto una precisazione tecnica: la durezza e il residuo fisso dell’acqua non sono la stessa cosa. La durezza indica la concetrazione di sali di calcio e di magnesio, principalmente, e si misura di solito in gradi francesi mentre il residuo fisso si misura in mg/L e indica il peso di tutto quello che rimane dopo che l’acqua è stata fatta evaporare in una capsula di platino, solitamente a 180° C. Quando è possibile, quindi, è meglio controllare il residuo fisso piuttosto che la durezza, perché uno implica l’altro ma non viceversa.

[Video] Time lapse di un tè che sboccia – Wan Zi Qian Hong

Voglio presentarvi questo video che è stato realizzato ormai mesi fa. Questo video esiste solo grazie all’amicizia di due persone che hanno lavorato gratis. Il credito per quasi tutto va a Carlo, nostro fotografo di fiducia nonché teinomane occasionale. Noi ci abbiamo messo solo il tè, l’acqua e il contenitore per l’infusione! il logo in basso a sinistra è di Stefano, nostro fumettista di fiducia nonché teinomane occasionale. Il tè che vedete è il Wan Zi Qian Hong. Si tratta di un tè verde della regione cinese dell’Anhui (mi pare) lavorato in gemma con un fiore di garofano all’interno. È stato comprato da Bibliotèq, nostro negozio di fiducia nonché teinomani di professione.

Buona visione.

 

Tè a Roma

Essendo il quartier generale di Teinomani situato a Roma, scrivo qui qualche riga su dove ci riforniamo di foglie e attrezzature:

Castroni:

Castroni è una catena di negozi di prodotti coloniali, e chi abita a Roma molto probabilmente lo conoscerà già. Il più grande è quello in via Cola di Rienzo, che ha un discreto assortimento di tè da varie parti del mondo. C’è da notare però che i tè di marca Castroni che vendono sono tutti tè aromatizzati (alla frutta al cioccolato, ecc…) e il resto sono tè di marca che spesso non sono proprio convenienti.

Per questo, il Castroni che preferisco è quello di via Flaminia (a 100 metri dalla fermata Flaminio della Metro A), che ha anche un suo sito: www.milledelizie.com. E’ senza dubbio il castroni con la scelta più variegata di tè in foglie, complice il fatto che è l’unico Castroni che importa direttamente i tè e li vende sotto il suo marchio. Oltre a una vasta scelta di tè aromatizzati, tisane e miscele, ci sono tanti tè puri da tutti i principali paesi di produzione, con tutti i nomi famosi, quali darjeeling, assam, yin zhen, tie kuan yin, longjing, sencha, bancha, matcha, genmaicha, russian caravan (per dirne solo quelli che mi saltano in mente ora). È qui che ho comprato la maggior parte del mio tè per un periodo. Sono anche ben forniti di infusori, teiere, bollitori e filtri.

Per un bevitore alle prime armi questo Castroni è una benedizione, con una selezione fantastica e prezzi più che ragionevoli.  Non mancano però degli apetti migliorabili. Ad esempio: i loro tè sono disposti su scaffali, in bustine di plastica trasparenti, che da una parte permettono di vedere le foglie, ma sono terribili per la corretta conservazione del tè, che dovrebbe avvenire sempre in contenitori ermetici e al riparo dalla luce. Inoltre le indicazioni della quantità per tazza e temperatura dell’acqua sulle etichette a volte ci sono e a volte no.

 

Negozi cinesi:

in tutti i negozi cinesi d’italia è possibile trovare del tè senza pretese, ma a Roma ce n’è uno che merita attenzione: Xin Shi, che si trova in Via Carlo Alberto (tra Piazza Vittorio e Santa Maria Maggiore). Tra i vari tè “da battaglia” si possono trovare delle vere specialità: il longjing che ho comprato da loro è il tè più buono che abbia mai provato (ed è anche vero che per 75 grammi lo fanno pagare 15€…). Sempre a Xin Shi si può trovare dell’ottimo vasellame: tazzine da 10 cl a 80 centesimi, teierine a 4 euro, gaiwan a 3 euro e 50… un affare.

 

Bibliotèq

Ora, senza nulla togliere a Castroni, devo dire che Bibliotèq, questo negozietto di pochi metri quadri in Via dei Banchi Vecchi, è a tutto un altro livello, e nel parlarne sarò un po’ parziale. Ma date un’occhiata al sito (dove trovate anche la carta dei tè disponibili) e capirete. Tutti i tè sono conservati in barattoloni dietro il bancone e sono venduti a peso. Sia se siete in cerca di un tè specifico, sia se non avete idea di che tè volete, il gentilissimo padrone (o le gentilissime ragazze) vi farà vedere il tè, annusarlo, risponderà a tutte le domande che avete prima di decidere se comprarlo. Da un paio di mesi sono disponibili alcune specialità del raccolto 2011. Un’altra cosa che adoro di questo negozio è che su tutte (o quasi) le etichette sono presenti delle informazioni dettagliate sui tempi d’infusione, la quantità di tè da usare (in termini di grammi per litro) e la temperatura dell’acqua. Sicuramente Bibliotèq è la mia prima scelta per rifornirmi di foglie. C’è anche una bella scelta di teiere, filtri, tazze, scatole e scatoline. Il termometro ad alcool per la temperatura dell’acqua è stato un bell’acquisto che ho fatto qui.

Non è molto, ma per ora è tutto, chi avesse altri negozi di tè della capitale da consigliare è pregato di farlo senza indugio 😛

Terrorismo Mediatico, Nucleare e Tè Giapponese

Segnalo una risposta che ha scritto la sempre ottima Acilia nel suo blog a uno dei soliti articoli senza arte né parte che infestano la stampa italica. Nel pezzo, disponibile a sua volta in un link nella risposta, preconizza la morte del tè giapponese causa una sua nuova velenosità radioattiva che si sarebbe diffusa in lungo e in largo per tutto l’antico Cipango.

Mentre di solito il mio atteggiamento consiste nell’evitare di comprare stampa generalista (parliamo di giornali ritenuti attendibili come Repubblica), Acilia si fa pervadere un furor sacro e risponde fatti su fatti e dati su dati.

La risposta è visibile qui

Shee bi na’na’

Nel luglio dell’anno scorso sbarcai nella Tunisia di Ben Alì per motivi studioso-vacanzieri. In realtà eran puramente di studio, nella pratica Tunisi è una città così turistica che è difficile resistere al fascino di litigare nel suq (mercato) di bab al-bahr (Porta del Mare) e soprattutto alle volute di fumo di shisha con tabacco di tuffah (mela). Pur non essendo un fumatore mi persi ben presto, come capita a tutti gli occidentali che vanno in un qualsiasi paese musulmano, nel piacere inerte e rilassato  di sedersi su una sedia, su una panchina, su un cuscino gonfio, in riva al mare al tramonto oppure in un affollatissimo e popolaresco “bar” vicino qualche maleodorante mercato chiuso. Un piacere pigro ed edonista che spesso sono solito sentire quando mi abbandono in buona compagnia a sorseggiare qualche long jing o all’ultimo pu-er arrivato in casa. Un piacere insomma che sarebbe stato perfetto con un buon tè accanto, e difatti lo era!

 

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